Rallentare
- veronicatomassini9
- 12 apr
- Tempo di lettura: 2 min
di Laura Torcoli
Rallentava Maria, la malattia improvvisa l’aveva costretta ad assumere una nuova postura, non per scelta ma, per costrizione, fu messa di fronte allo sconforto.
Qualche mese trascorso fra il letto e il divano, pochi passi per recarsi alla toilette o verso la cucina per inghiottire qualcosa di solido prima dell’assunzione della terapia orale, quattro compresse di grandi dimensioni, cinque centimetri ovali, se non faceva attenzione a deglutire velocemente le pastiglie potevano appiccicarsi al palato rilasciando un sapore amarognolo che la costringeva a succhiare una caramella contro voglia, essendo ormai inappetente da giorni; il dottore era stato chiaro: “Riposo assoluto, riguardo e cura verso sé stessa” - come mai aveva fatto prima d’ora.
Poteva leggere, la pila sul comodino necessitava di diminuire, guardare qualche film d’autore, ascoltare la musica preferita, pianificare i viaggi estivi - seppur non sapendo se fossero realizzabili - eppure quella sensazione di impotenza arrendevole e di vuoto spazioso senza confini continuava a turbarla, in quei metri quadrati incalcolabili di verde blu, galleggiavano i pensieri, il mal di pancia, la nausea acuta, il pulsare della testa, l’agitazione ma, soprattutto la noia, la visione ripetitiva di un corpo dolorante, dipendente dalla ricerca, la stessa spasmodica esplorazione vista e scovata nello sfogliare le pagine di carta stampata, nello scorrere delle immagini sul video trentatré pollici, nelle parole al telefono degli amici; loro tentavano di organizzare una cena e il prossimo fine settimana, tutti disorientati e confusi al contatto con l’acqua primordiale, fluttuante nei loro corpi divisi di sangue rosso e carne debole - lei lo innaffiava di sostanze chimiche, il batterio recidivo doveva andarsene.
Quando suonava il campanello e qualcuno le portava “qualcosa di buono”, lei strizzava gli occhi e il naso, allungava la mano per ringraziare evitando un contatto troppo ravvicinato – come il segno della pace condiviso a quattr’occhi alla messa della domenica dagli ultra settantenni, alcuni indossavano ancora la mascherina dall’anno duemilaventi - poteva contagiare e avrebbe piacevolmente preferito evitare di far riaffiorare e prolungare il senso di colpa, era in dote dalla nascita, tenuto a bada da un’attenta analisi ed osservazione, insegnate scrupolosamente dall’ultimo analista, se lo poteva permettere utilizzando il “bonus psicologo” richiesto allo Stato.
Anche il pensiero di guarire ormai riusciva ad infastidirla, sapeva chiaramente che la ripresa delle abitudini e delle attività quotidiane non avrebbero compensato e riempito i polmoni d’aria, forse la testa di pensieri, quella si!
Si sentiva ormai come il suo fidatissimo amico peloso, il gatto che l’aveva scelta sette anni prima, lui diapason di tutti i suoi errori, sempre pronto ad accovacciarsi sulle sue gambe a fare coccole scaldando la temperatura, già intiepidita dal sole raggiante e rinfrescato dalla brezza, soffiava senza attesa ricordandole la necessità di acquistare qualche capo d’abbigliamento più leggero, le sarebbero serviti per la prima uscita, ormai aveva perso peso.

Note sull'autrice:
Laura Torcoli è nata a Codogno, nella provincia di Lodi, dove vive, nel 1971.
Il richiamo alla poesia e alla prosa l’accompagnano fin da ragazza nonostante gli studi e la
professione in ambito economico.
Ha pubblicato la raccolta di poesie “Adagio svelato” nel 2023 e si è classificata seconda al concorso dell’Accademia Mondiale della poesia “Sorella Terra, le forme e i doni della natura”, sezione nazionale categoria poesia e immagine nel 2024.



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