top of page

La voce letteraria autentica e tragica di Francesca Marzia Esposito.

Mi succede così raramente oramai di nutrire la mia curiosità, ancor peggio concentrarmi, essere avvinta, da qualcosa, uno scritto, una canzone. Poi ecco che incontro la voce di una scrittrice, Francesca Marzia Esposito, tragica e insieme laconica, una voce letteraria perfetta, stagliata sulla fune oscena del mondo delle cose, delle perversioni e dei rancori, la voce che vorrebbe metterli insieme, ordinarli, forse anche perdonarli. Succede tutto questo mentre leggo il suo ultimo romanzo, "Materiali resistenti", appena pubblicato da HarperCollins.

Pagina dopo pagina si compie il prodigio: restarne avvinta. Seguire affranta o partecipe lo sguardo del personaggio che narra, una donna che vive la contemporaneità; il paesaggio fisico è brumoso, Milano e i suoi glaciali rivoli di distanze aristocratiche o distratte. E lei è Francesca o il suo alter ego o qualcuna che molto le somiglia. La donna avulsa, l'estranea ovunque, alle prese con l'insolenza delle cose del mondo appunto, quasi mai all'altezza di un'intelligenza feroce, che non riesce a guarire gli altri, l'esito miserevole, gli affetti traballanti, mostruosi, che tendono di solito a franare.

Lei racconta, osserva, il suo mondo piccolo che ostilmente si allarga sul resto, su quello degli altri, senza troppo indugiarvi, nemmeno pietoso, o talvolta di sfuggita, come a ribadire una prossimità con l'errore che può darsi riesca a salvare qualcuno. I suoi pensieri si allargano similmente a una maglia, slabbrata e insieme governata da infiniti nodi scorsoi; a volte sono pietre che brillano al sole, un sole inaudito o bianco e mortifero come quando la disattesa diventa contrizione o disperazione. La disperazione della donna che narra usa lo strumento amore, Mauro. L'ossessione presa in prestito perché divenga un senso, l'istinto profetico sugli eventi che si accalcano disordinatamente perché la donna li possa ordinare, dicevo, disporli in una sequenza che indirizzi a un senso superiore, nobile magari. Un senso che sorprenda quel che la voce cerca e non vede, o intercetta, e dunque ad esso non sa dare un nome, distante e algida per necessità, perché la necessità si conformi alle cose del mondo dentro cui la donna riesce a sistemarsi appena, scomodamente.

Uno crede che per morire ci vorrà almeno una bomba nucleare, e invece poi succede che attorno a te rimane tutto intatto come prima, sei solo tu a tirare le cuoia.

Laconica, affilata, la voce narrante. Compatibile con Francesca, lunare e algida, funzionalmente anaffettiva perché non venga rivelato il segreto, essere avanti, troppo, audacemente, perciò non avere un giaciglio su cui poggiare il capo. La trama si avvolge intorno alla voce, ai gesti, ai silenzi, al buio, in cui la donna dimora, quasi fosse una piuma che si poggi ora qui ora lì, sospinta da un refolo, proveniente dall'ulteriore, un luogo non visitabile. È un fatto talmente raro incontrare una scrittrice. Sembrano le solite affermazioni un po' snob e qualunquiste, e invece è davvero difficile leggere e ritrovare il suono della letteratura, che ha un suono, una sua spietata perfezione. Non crolla, non cede, non si presta a mercanteggiare con il basso. No, mai. E tutto ciò si paga, eccome. Il prezzo, non ci crederete, è altissimo.


Francesca Marzia Esposito
Francesca Marzia Esposito

Intelligenza suprema, scrittura esigente, talento, mostruoso talento. Francesca Marzia Esposito è una delle più belle voci letterarie che abbia mai letto negli ultimi vent'anni. Enorme voce, potentissima, elegantissima. E lo ribadisco con tutti gli assoluti necessari. Non serve nemmeno che vi inviti a leggere questo romanzo perché sono sicura che vi entrerà da solo, con la forza che contiene, entrerà nelle vostre vite e vi sgomenterà. Come certe verità, la verità è una. Allora direi come certe strade irte e rocciose che vi conducono alla verità. Cercarle, avere l'ardire.

Non c'è altro che accoglierla una voce così, non credo ci sia qualcuno in grado di smontare un solo periodo di un tale romanzo. Con tutta la buona volontà, un qualsiasi critico o lettore bardato di abitudine al vizio di leggere, riuscirebbe mai a trovarvi una ingenuità, un minuscolo difetto, una penosa omissione.

Nulla. È la crudelissima perfezione.

Buona lettura.


Post recenti

Mostra tutti
Fame.

I miei disturbi alimentari esordiscono ufficialmente a 18 anni, mentre studiavo per gli esami della maturità. Si presentarono con una...

 
 
 

Commenti


bottom of page