Bottiglie dal mare (da Il fatto Quotidiano)
- veronicatomassini9
- 28 lug 2025
- Tempo di lettura: 2 min
L’ovale cinereo del morente non è del giovane uomo che guarda il mare. Il mare della striscia di Gaza è il nostro, il Mediterraneo. Sovrastato da droni, ma per noi è solo il mare. Il ragazzo è bruno, avrà non più di vent’anni. Lo sguardo smarrito verso l’orizzonte. Non è il suo ovale terreo e morente, è il volto del soldato israeliano che lo ha mirato e centrato alle spalle, morente della morte morale. Il mare è azzurro come da noi, e anche il cielo, come da noi. È divertente, per il soldato, è una giostra. Mirare, a fuoco, puff. Caduto. Il ragazzo muore forse perché seduto sulla riva, malgrado fosse un palestinese, sembrava, a vederlo così, che sperasse ancora qualcosa. Quindi il cecchino sionista ha esploso un colpo. Nella via delle tenebre, credo che la storia affidi il destino ai folli, ai visionari, ai gesti inutili.
A uno sguardo innocente di un giovane seduto sulla riva. L’Handala che salpa disarmata, nel peschereccio claudicante, oramai a poche miglia da Gaza. Nelle pieghe di operazioni estreme, suicidarie, parrebbe, risiede la grazia. O preferirei chiamarlo Dio. Dalla costa egiziana alcuni uomini hanno cominciato a lanciare bottiglie in mare, pregano Allah che le conduca alla gente di Palestina. Contengono legumi, latte in polvere, bulgur. Nella loro lingua giaculatoria pregano con il suono della litania degli erranti che vorrebbero raggiungere il giardino del Giudizio, il giorno dei Giusti, mentre osservano l’oggetto di vetro sigillato viaggiare inerme sospinto dalla corrente. La nostra coscienza diventa l’albume inturgidito di colpe vagamente distribuite. I morti entrano nel nostro sonno con la sillabazione di ogni creatura di Gaza, ritirata dal corpo, sono già uccellini, nel giardino di Dio.
Palestine will be free.
L'originale è uscito nell'edizione cartacea de Il fatto Quotidiano di domenica 27 luglio 2025



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