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Danzare nel vuoto

Dalla prefazione di Ines Testoni, direttrice del Master in Death Studies & The End of Life, all’Un­iersità degli Studi di Padova:

 

“L’invito che ho lanciato ai genitori che devono fronteggiare la morte di un figlio è quello di non sottovalutare mai il peso dei nomi, delle eredità invisibili, dei traumi non elaborati di cui un necronimo è inevitabilmente vettore. Dare un nome non è un atto neutro: è un gesto di fondazione, che può generare radici o catene. E ogni nuova vita ha diritto a un nome che sia una promessa per il futuro e non un vincolo a un passato che deve rimanere presente.”


di Sandra Mazzinghi


Giovanni Girgenti era il trecentesimo bambino sostitutivo che Alba aveva scovato. L’aveva segnato nella sua rubrica azzurra.

Inviò il documento giusto all’utente scusandosi per l’errore, ma non gli disse che c’era un altro Giovanni nato dagli stessi genitori esattamente un anno prima e deceduto tre giorni dopo la nascita, il 17 febbraio 1964.

In quel momento entrò la collega dell’Ufficio Matrimoni, Sabri. Ogni tanto passava dalla stanza di Alba e le portava un sorriso, un abbraccio e un confetto bianco. Sulla scrivania di Sabri c’era un barattolo di vetro sempre colmo di confetti che offriva a chi veniva a chiedere le informazioni per il matrimonio. Sabri sceglieva sempre i confetti migliori: la pelata 37.

«Alba, non sei con noi» disse in un sussurro. «Sei qui ma non ci sei. Che hai combinato? Dove sei coi pensieri?».

«È il numero trecento…» disse Alba in un mormorio, quasi un lieve lamento.

«Alba, di nuovo?». Le si piazzò davanti alla scrivania con un’espressione curiosa, ma anche scocciata perché Sabri sapeva che quando Alba ne trovava un altro si rattristava sempre. Già sapeva che anche stavolta non sarebbe stato semplice e si preparò ad ascoltare…

«Sabri, non prendermi per pazza, almeno tu. Un altro figlio sostitutivo. Sì…». La guardò negli occhi.

«Il numero trecento. La tua è una vera e propria fissazione. Ma perché li trovi tutti tu?».

«Forse perché non li cerco, sono loro che vengono da me».

«Alba, io non ti prendo in giro, ma questa lista, questa tua rubrica azzurra, è troppo lunga… Ma possibile?». La stava redarguendo, come se Alba fosse una bimba piccola che faceva le bizze.

«È così, ma questa volta è diverso. Sento che questo signore non sa niente del suo passato e invece dovrebbe saperlo» lo proclamò convinta. Era sicura che Giovanni Girgenti non sapesse che aveva avuto un fratellino morto dopo appena tre giorni di vita.

«Ma perché, Alba? Magari già lo sa, che ne sai tu? Come hai fatto a capirlo da una mail, sei una strega? Sei strana, sai? Quando parli dei bambini della luna… quando dei bambini trasparenti… mi preoccupi! Pensa che il nostro è solo un lavoro di trascrizioni, “copia un foglio di qui e un foglio di là”. Non si crea niente, non c’è niente di spirituale, di immaginario! Si scrive, si timbra, si firma. Stop!» glielo disse in modo duro, sperando che la collega la facesse finita una volta per tutte con tutte le sue fantasticherie.

«Ti dico che non lo sa e che ha qualcosa di irrisolto».

«Eccola, la salvatrice del mondo! Abbracciami, vieni qua!».

E le mise il confetto in bocca.

«Che faccio, Sabri?».

«Niente, succhia il confetto pensando al trecentesimo bambino trasparente. Li chiami così, vero?».

«Dai, davvero… Che faccio, Sabri? Guarda le date di nascita: il primo Giovanni è nato esattamente un anno prima del secondo Giovanni. Gli scrivo e glielo dico?».

«No, lascia perdere, dammi retta. Ti farebbe piacere sapere che hai una sorellina nata un anno esatto prima della tua nascita? Col tuo stesso nome?» glielo chiese sapendo già la risposta.

«Certo! Se fosse successo vorrei saperlo. Certo che vorrei saperlo. Hai sentito mai parlare di costellazioni familiari? Di Bert Hellinger… oppure di psicologia transgenerazionale?».

«Sì, ne ho sentito parlare. Ma non credo a queste cose, io non vado mai nel passato, tra i cadaveri… Mi dovresti conoscere. Domenica prossima parto per Dubai, ecco… Figurati se penso alle generazioni passate».

«Allora lascio perdere?».


Sandra Mazzinghi, giornalista, autrice del romanzo “Danzare nel vuoto”, Scatole parlanti edizioni, 2025, di cui pubblichiamo alcune pagine
Sandra Mazzinghi, giornalista, autrice del romanzo “Danzare nel vuoto”, Scatole parlanti edizioni, 2025, di cui pubblichiamo alcune pagine

Note sull'autrice: Sandra Mazzinghi. Laurea in Pedagogia sperimentale. Toscana. Giornalista. Per Edizioni del Boccale ha pubblicato la raccolta di racconti "Dire tutto". Pubblica i romanzi "L’orizzonte rubato", "Ancora ieri" (entrambi per MDS editore), "Danzare nel vuoto" (Scatole Parlanti Edizioni), di cui abbiamo pubblicato un breve stralcio.



 

 

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