top of page

A OTTANTA ALL’ORA

11 ago
Tempo di lettura: 2 min

di Idria Pilogallo




Roma, estate 2020

 

Il policarbonato puzza di colla e di resa. Ho piantato quattro viti nei montanti dell’auto e ho sigillato lo spazio tra i sedili anteriori e quelli posteriori. Una lastra trasparente, spessa tre centimetri, che ora separa il mio collo dal suo furore.

Mio figlio ha diciannove anni e l’auto è il suo unico santuario, il solo luogo sulla terra dove l’asfalto che scorre sembra placare il formicolio che gli devasta il cervello.

Non appena prendo velocità, la gioia in lui si deforma, diventa corto circuito. Si sporge in avanti, mi ferra le dita nei capelli, mi strappa la pelle con le unghie mentre tento di tenere la traiettoria a ottanta all’ora. L’ultima volta siamo finiti dentro un fosso.

Stamattina l’ho fatto salire e ha toccato la superficie fredda con i polpastrelli. Ha sentito l’odore nuovo del foglio di plastica. Ho messo la prima e sono partito verso la tangenziale.

La tempesta è puntualmente arrivata. L’ho visto nello specchietto retrovisore: i denti stretti, gli occhi spalancati sul vuoto. Ha alzato il pugno e l’ha scagliato contro la lastra di plexiglass. Un colpo secco.

La mia testa non si è mossa, il mio collo è rimasto intero. Il suo pugno è rimasto spiaccicato lì, a pochi centimetri dalle mie orecchie. Ha continuato a battere furioso, una, due, dieci volte, un ritmo da tamburo di guerra. Sputava, urlava, tirava pedate contro il divisorio ma il muro reggeva.

La gabbia teneva.

Poi, il silenzio.

Ho visto il suo petto abbassarsi e, sopra la plastica s’è formata una chiazza d’alito caldo, un alone appannato. Aveva gli occhi di pianto. Siamo rimasti così per chilometri.


 Idria Pilogallo, una voce nuova della narrativa italiana. Ha origini calabresi, vive in Toscana.
Idria Pilogallo, una voce nuova della narrativa italiana. Ha origini calabresi, vive in Toscana.



Commenti


bottom of page